Voto: 3/5 - Un overdrive non solo per il Blues! ;)
Il Boss BD2 Blues Driver è un pedalino overdrive tuttofare della Boss, dedicato esplicitamente a chi suona il genere blues. Questo pedale, prodotto dal 1995 e tuttora in produzione, è stato ben pensato e può essere considerato una versione alternativa del classico Boss OD3 Overdrive; il Blues Driver infatti risulta essere più aggressivo ma anche più chiaro nell'equalizzazione, molto versatile e in grado di interagire bene anche con altri pedalini overdrive o distorsioni.
Può essere alimentato tramite battreria interna a 9v oppure tramite alimentatore esterno a 9v con assorbimento a 13 mA. Se pensi di comprare questo pedale usato allora fai attenzione perché quelli prodotti prima del 1997 richiedono una alimentazione esterna a 12V per poter funzionare ottimamente.
Sebbene a prima vista possa sembrare di semplice configurazione poiché possiede solo 3 potenziometri, capita spesso che al primo utilizzo non si rimanga particolarmente colpiti dal suo suono.. C'è bisogno di tempo per trovare il giusto settaggio e ottenere il massimo della sonorità, consiglierei almeno un'oretta di prove!
A mio avviso il Blues Driver può essere visto anche come una versione alternativa del Boss SD1 Super Overdrive, un altro pedale estremamente versatile, infatti entrambi si comportano abbastanza bene anche come Clean Booster e, visto il loro prezzo, il rapporto con la qualità risulta essere ottimo.
Ti consiglio il Blues Driver se sei un amante degli overdrive e ne stai cercando uno versatile, se ti serve un pedale economico da utilizzare anche come booster e, ovviamente, se il Blues è il genere che ti scorre nelle vene!
Voto: 3/5 - Flanger facile da utilizzare e compatto

Il Boss BF3 Flanger racciude tre varianti dell'effetto flanger in un pedalino compatto, molto divertenti da usare. Il pedale è stato immesso sul mercato nel 2001 ed è fuori tuttora in produzione. Possiede due entrate jack distinte, una per chitarra e una per basso, ed è fornito di due output nel caso lo si volesse utilizzare in stereo. Gli effetti che possiede sono carini e divertenti da aggiungere ai puliti o ai distorti della chitarra per donare una particolare modulazione al fraseggio o agli accordi che si stanno suonando.
Può essere alimentato tramite battreria interna a 9v oppure tramite alimentatore esterno a 9v con assorbimento a 40 mA.
Nei primi anni in cui mi avvicinai agli effetti per chitarra rimasi molto colpito dal suono tipico del flanger e iniziai ad utilizzare questo pedale. Col tempo però mi resi conto che tendevo ad usarlo sempre meno e che per abbellire il suono preferivo utilizzare il chorus del Whammy oppure il Boss CH1 Super Chorus, quindi lo eliminai dalla pedaliera.
Secondo me non ha nulla da invidiare ad altri pedali più costosi... A confronto con altri flanger come l'MXR M-117R sembra che il Boss risulti essere un po' più aggressivo e freddo, in questo caso la scelta tra i due ricade in base allo scopo a cui sarà destinato il pedale!
Voto: 3/5 - Un compressore molto criticato, ma che lavora bene
Il Boss CS3 Compression Sustainer è uno dei più famosi pedalini della Boss, amato e odiato da moltissime persone. Il pedale è stato immesso sul mercato nel 1986 ed è tuttora in produzione. Questo compressore possiede 4 controlli: Level, Tone, Attack e Sustain, rispettivamente la regolazione del volume per bilanciare il suono effettato con quello pulito, la regolazione dei toni per colmare l'inscurimento del suono dovuto alla compressione, la regolazione del tempo entro cui la compressione deve entrare in azione e il rapporto di compressione che si vuole utilizzare. Può essere alimentato tramite battreria interna a 9v oppure tramite alimentatore esterno a 9v con assorbimento a 10 mA. Se pensi di comprare questo pedale usato allora fai attenzione perché quelli prodotti prima del 1997 richiedono una alimentazione esterna a 12V per poter funzionare ottimamente.
Il Boss CS3 lavora abbastanza bene sia su puliti che su distorti, cosa che altri compressori come l'MXR Dyna Comp non fanno, e grazie al potenziometro del Level può anche essere utilizzato per alzare il volume durante gli assoli. E' doveroso fare il paragone con il suo predecessore CS-2, pedale non più in produzione ma che costa il doppio di questo, usato. Essenzialmente manca del potenziometro del tono e quindi scurisce il suono della chitarra più lo si comprime. L'impossibilità di poter intervenire su questo fattore è sicuramente negativa, ma nell'immaginario comune (e soprattutto per il fatto che è stato un pedale utilizzato da David Gilmour) questo è diventato il suo punto di forza. Secondo gli "intenditori" donerebbe un timbro molto bello e caldo.. Cosa che comunque anche il CS3 continua a fare. Se ti trovi nel dubbio, il mio consiglio è di comprare quello nuovo: spendi meno e hai il vantaggio della regolazione dei toni, in più usato lo puoi facilmente trovare intorno ai 50 euro.
Nell'ultimo periodo mi sto avvicinando al mondo dei compressori, ambiente per me ancora poco familiare, dove questo effetto viene solitamente applicato a ritmiche pulite e a generi con sonorità non molto vicine ai miei gusti.. Ho avuto comunque la necessità di acquistarne uno per abbellire qualche riff e ho optato per il Boss CS3 principalmente perché economico. Attualmente lo utilizzo in pedaliera come aiuto per il tapping, posizionato prima della sezione overdtive/distorsioni. Con lui ho la sicurezza di avere sempre la stessa sensibilità di tocco indipendentemente dalle distorsioni o booster che voglio utilizzare.
Voto: 3/5 - Delay semplice ed efficace

Il Boss DD7 Digital Delay è un delay essenziale e facile da utilizzare. Il pedale è stato immesso sul mercato nel 2008 ed è tuttora in produzione. Possiede 3 controlli base ed un potenziometro per sceglie tra delay analogico, modulare (che aggiunge l'effetto chorus al delay) e reverse, in più si può scegliere un certo intervallo di ritardo e perfezionarlo tramite il potenziometro D.Time. E' fornito anche di funzione tap tempo e Hold per creare dei loop, in/out stereo e possibilità di collegargli un pedale di espressione.
Può essere alimentato tramite battreria interna a 9v oppure tramite alimentatore esterno a 9v con assorbimento a 55 mA.
Con il Boss DD7 si hanno a disposizione le funzioni base di un delay di buona qualità senza grandi possibilità di personalizzazione o di salvataggio di preset, cosa che invece troviamo per esempio nel TC Electronic Nova Delay e nello Strymon TimeLine, ma il suo punto di forza si trova proprio nella sua semplicità: se è la prima volta che ti devi cimentare nell'utilizzo di un delay allora il Boss DD7 sarà sicuramente la scelta ottimale per iniziare a sperimentare questo mondo.
Ho utilizzato questo pedale per diversi anni perchè principalmente sentivo necessario aggiungere solo una lievissima ripetizione al mio suono, così da irrobustirlo un po'. Col passare del tempo però ho iniziato a sperimentare anche con questo genere di effetto e tra reverse, ripetizioni dotted ed echo, sono passato a delay più costosi, ricchi di personalizzazioni e soprattutto che mi permettessero di salvare in preset gli effetti che creavo, così da poterli richiamare a bisogno.
Voto: 3/5 - Buon overdrive, versatile e caratteristico

Il Boss OD-2 Turbo Overdrive è un overdrive che possiede un suono molto versatile e caratteristico. Immesso sul mercato nel 1985 e rimasto in produzione fino al 1994, permette di passare da un overdrive leggero a una saturazione decisamente più aggressiva grazie alla modalità Turbo. È proprio questa doppia possibilità a renderlo interessante: nello stesso pedale troviamo sonorità adatte ad accompagnamenti poco distorti e altre che si avvicinano a una vera e propria distorsione.
Sul pannello troviamo quattro manopole, di cui tre dedicate ai classici controlli di un overdrive: Level regola il volume generale del segnale quando l'effetto è inserito; Tone permette di regolare l'equalizzazione, rendendo il suono più scuro o più brillante; Drive controlla la quantità di saturazione aggiunta al nostro segnale. La quarta manopola, denominata Turbo, è invece un selettore On/Off che permette di attivare la modalità più aggressiva del pedale. Il suo intervento non va quindi inteso come un semplice aumento di volume: serve soprattutto a ottenere una saturazione più spinta, ampliando le possibilità offerte dal controllo Drive.
Esiste anche una seconda versione, chiamata Boss OD-2R Turbo Overdrive, prodotta dal 1994 al 1999, dove la R sta per Remote. Questa versione possiede un ingresso jack aggiuntivo a cui collegare un footswitch esterno di tipo latching, cioè a commutazione stabile, come il Boss FS-5L, per attivare e disattivare il Turbo con il piede. È una differenza pratica importante se vogliamo alternare le due modalità durante un brano: sull'OD-2 originale bisogna intervenire sulla manopola, mentre il normale interruttore del pedale serve soltanto ad attivare o disattivare l'effetto. I controlli Level, Tone e Drive rimangono comunque condivisi tra le due modalità, quindi non possiamo impostare due suoni con regolazioni completamente indipendenti.
Per quanto riguarda l'alimentazione, il Boss OD-2 Turbo Overdrive può funzionare con una batteria interna a 9 volt e ha un assorbimento dichiarato di 10 mA. Per l'alimentazione esterna è invece previsto il vecchio alimentatore Boss ACA, da non confondere con il successivo PSA. Non preoccuparti, però, perché esistono diverse soluzioni per utilizzare correttamente questi vecchi pedali anche senza l'alimentatore originale: trovi tutti i dettagli nella mia guida sull'alimentatore Boss ACA e sulle differenze con il PSA. Il Boss OD-2R utilizza invece una batteria a 9 volt oppure un alimentatore Boss PSA o equivalente stabilizzato a 9 volt DC, con negativo centrale, e ha un assorbimento dichiarato di 16 mA.
Il Boss OD-2 è un overdrive dal suono molto gradevole, a tratti simile al Boss OD-3 Overdrive, ma in base a come si regola il controllo Drive si riescono a ottenere sonorità molto differenti, dall'overdrive soft a quello molto aggressivo. Con il Turbo disattivato possiamo sfruttare il pedale per aggiungere un po' di grinta al suono senza spingerci subito verso una distorsione marcata, aumentando poi il Drive in base alla quantità di saturazione che ci serve.
Il suo punto di forza rimane però l'opzione Turbo, che rende il suono ancora più aggressivo e ricco di armoniche: una vera e propria distorsione, molto gradevole e in grado di accontentare il gusto di molti chitarristi. Con il Drive impostato al massimo riusciremo a raggiungere sonorità hard rock, ma vale la pena provare il Turbo anche con regolazioni meno estreme, senza considerarlo soltanto una modalità da utilizzare con tutto il gain disponibile. Il controllo Tone permette poi di adattare la brillantezza del suono alla chitarra e all'amplificatore utilizzati.
Ho inserito il Boss OD-2 in pedaliera per qualche tempo, ma poi ho deciso di toglierlo perché avevo già overdrive e distorsioni a sufficienza. Rimane un pedale interessante per chi cerca entrambe queste sonorità in un unico effetto, con controlli semplici e un carattere riconoscibile. Consigliato se stai cercando un overdrive o una distorsione versatile, soprattutto se riesci a trovare un esemplare usato a un buon prezzo!
Voto: 3/5 - Un overdrive affidabile e dal suono classico!

Il Boss OD-3 Overdrive è uno dei classici overdrive della Boss e prosegue la tradizione iniziata dal Boss OD-1 Overdrive, uno dei primi e più importanti pedali overdrive della storia. Non si tratta però semplicemente di un OD-1 aggiornato: l'OD-3 possiede un circuito di overdrive a due stadi, pensato per ottenere una saturazione corposa e una risposta dinamica simile a quella di un amplificatore valvolare portato in saturazione. Il pedale è stato immesso sul mercato nel 1997 ed è tuttora in produzione.
Si tratta di un pedale molto intuitivo, che dispone di tre semplici potenziometri: Level regola il volume del segnale quando l'effetto è inserito, Drive controlla il grado di saturazione e Tone permette di rendere il suono più scuro oppure più brillante. Non ci sono modalità aggiuntive o regolazioni complicate: bastano pochi ritocchi per trovare un suono utilizzabile.
Il pedale può essere alimentato tramite batteria interna a 9 volt oppure tramite alimentatore esterno stabilizzato a 9 volt in corrente continua, con polo negativo centrale, come il Boss PSA. L'assorbimento indicato nelle specifiche attuali è di 15 mA. Il bypass è bufferizzato, come negli altri classici pedali compatti Boss.
In confronto al Boss SD-1 Super Overdrive, l'OD-3 mi sembra più pacato, anche se di poco. La differenza non riguarda soltanto l'aggressività: l'OD-3 conserva più corpo sulle basse frequenze, mentre l'SD-1 tende ad alleggerirle e a mettere maggiormente in evidenza le medie. Il risultato è un overdrive più pieno, che può dare una bella consistenza al suono anche quando viene utilizzato sul canale pulito dell'amplificatore.
L'overdrive che genera è molto caldo e naturale, e il controllo Drive permette di passare da una saturazione leggera a un crunch più deciso. Aumentando il gain crescono anche la compressione e il sustain, ma il suo territorio rimane quello dell'overdrive classico, più che della distorsione spinta. È adatto sia alle ritmiche sia alle parti soliste, soprattutto quando si cerca un suono corposo senza arrivare a saturazioni estreme.
Un aspetto importante è la risposta alla pennata: con il Drive su regolazioni contenute, suonando delicatamente si ottiene un suono meno saturo, mentre aumentando la forza della mano destra l'overdrive diventa più evidente. Anche il volume della chitarra permette di gestire la saturazione. Il Tone serve invece ad adattare il pedale alla combinazione di chitarra e amplificatore: abbassandolo si ammorbidiscono gli acuti, alzandolo si guadagnano brillantezza e attacco, ma conviene regolarlo ascoltando il risultato sull'intero suono.
Credo che l'aggettivo "classico" sia proprio azzeccato, e mi dà l'idea di un pedale che non abbia bisogno di dare supporto a nessuno: per come piace utilizzarlo a me, deve essere lui a creare il suono overdrive principale, da solo o al massimo insieme a un booster che gli dia un po' di saturazione in più. Questo non significa che non possa spingere un amplificatore già distorto, ma il suo carattere pieno lo rende diverso dall'SD-1, che con il suo taglio sulle basse può risultare più adatto a rendere una distorsione già presente più asciutta e incisiva.
Il suo lato negativo, per me, è sicuramente il prezzo: all'epoca della mia prova costava il doppio rispetto all'SD-1 Super Overdrive, una differenza che, per le mie esigenze, non riesco assolutamente a giustificare. Il timbro diverso può avere un valore per chi cerca proprio quel tipo di suono, ma non rende automaticamente l'OD-3 una scelta migliore. Inoltre, lo trovo più morbido ma meno versatile del Boss BD-2 Blues Driver.
Il Boss OD-3 Overdrive mi piace molto: l'ho anche inserito in pedaliera per qualche anno, per poi sostituirlo nuovamente con l'SD-1. Suonando un genere alternative non ho particolari esigenze legate alla timbrica o alla fedeltà dell'overdrive, e con quest'ultimo ho sempre avuto più feeling! L'OD-3 rimane un pedale affidabile, semplice da regolare e con un bel suono, ma per il mio utilizzo non offre un vantaggio tale da farmelo preferire. In caso di dubbio provali entrambi, possibilmente con la tua chitarra e il tuo amplificatore, perché sono veramente due pedali diversi.
Voto: 3/5 - Buono swell, molto rapido nel dare volume

Il Boss SG-1 Slow Gear è un pedale fuori produzione molto ricercato, prodotto dal 1979 al 1982. La sua funzione è quella di attenuare l'attacco della nota appena suonata e di farne salire gradualmente il volume in un arco di tempo variabile, creando un effetto simile a quello di un violino: il cosiddetto effetto swell.
Lo Slow Gear possiede due potenziometri: Sens e Attack. Il controllo Sens regola la sensibilità del pedale: impostandolo a valori bassi, lo swell si ottiene solo con pennate forti, mentre non viene applicato a quelle deboli; aumentando il valore, invece, l'effetto si attiva anche con pennate più leggere. Il controllo Attack regola il tempo che il volume impiega a raggiungere il suo massimo livello dopo la pennata. La salita del volume rimane comunque molto rapida anche con Attack al massimo, un limite da considerare se si cercano swell particolarmente lenti.
Il pedale può essere alimentato tramite una batteria interna da 9 volt oppure tramite un alimentatore esterno della serie Boss ACA, con un assorbimento di circa 4 mA.
Per me lo Slow Gear è troppo costoso, quindi ne consiglio l'acquisto solo a chi lo desidera per collezionismo, più che per inserirlo in pedaliera: con l'utilizzo potrebbe usurarsi o danneggiarsi e perdere valore. Se è tua intenzione utilizzare questo effetto in pedaliera, dai un'occhiata al Mooer Slow Engine, in pratica un clone del Boss SG-1 Slow Gear, molto compatto, con gli stessi controlli dell'originale ma con tempi di swell più lunghi.
Un altro pedale che incorpora questo effetto è lo Strymon TimeLine, di cui parlo anche nell'articolo dedicato alla mia pedaliera: la sua modalità Swell combina l'aumento graduale del volume con le ripetizioni del delay.
Un altro metodo per ottenere questo effetto è inserire un semplice pedale di volume tra chitarra e amplificatore e portarlo dal volume minimo al massimo dopo ogni pennata, eseguendo manualmente il lavoro dello Slow Gear.
Quando si utilizza un pedale con effetto swell, può essere utile posizionare un compressore o un overdrive prima di esso per avere un segnale più sostenuto durante l'esecuzione. La regolazione della sensibilità va poi adattata al livello del segnale in ingresso. Io utilizzo un booster.
Lo swell è un effetto molto bello e importante nel mio sound: crea atmosfera e solitamente non viene molto sfruttato. A me piace utilizzarlo per aggiungere un alone di mistero alle canzoni, oppure per creare delle intro a regola d'arte!
Voto: 3/5 - Ottimo tremolo dal suono vintage e semplice da utilizzare

Il Boss TR2 Tremolo Mod è la versione modificata dell'omonimo pedale della Boss ad opera di Robert Keeley. Il pedale originale è stato immesso sul mercato nel 1997 ed è tuttora in produzione. Possiede 3 potenziometri: il Wave che modifica la forma dell'onda dell'effetto, il Depth che controlla lo spessore del tremolo e il Rate che ne controlla la velocità. Il suono che ne risulta è molto vintage e gradevole.
Il pedale può essere alimentato tramite battreria interna a 9v oppure tramite alimentatore esterno a 9v con assorbimento a 17 mA.
Le modifiche apportate da Keeley sono molteplici: è stato risolto il broblema dell'abbassamento del volume ad effetto attivo, è stato diminuito il rumore di fondo quindi ora il pedalino potrebbe essere utilizzato anche come clean boost ed è stato sostituito il potenziometro Depth con uno doppio, che inserisce finalmente il controllo del volume in uscita anche in questo pedale. Il circuito audio è stato ottimizzato in generale, ne risulta una maggiore fedeltà e naturalezza del suono, più trasparenza, più risposta nei bassi e più alti, insomma tutti fattori degni di nota.
Verso il 2010 ebbi necessità di inserire in pedaliera un tremolo e, non avendone uno in casa, decisi di andare sul sicuro e di acquistare direttamente il Boss TR2 modificato, anche se la spesa è stata un po' maggiore. In realtà all'interno del mio amatissimo Vox AC30CC2 vi era già presente un buon tremolo, ma vista la necessità di spostarsi ogni settimana per provare scelsi di non vincolare i miei spostamenti al dovermi sempre portare appresso i 33 kg di quell'amplificatore!
Il Boss TR2 Tremolo Mod è un pedale molto valido, mi sento di cosigliarlo a chi, come me, ha bisogno di questo effetto per suonare qualche canzone e non vuole rinunciare alla qualità del suono e alla compattezza del pedale. Per i veri amanti di questo effetto invece esistono sicuramente alternative migliori e più costose.
Voto: 3/5 - Un buon accordatore!

Il Boss TU2 Chromatic Tuner è un accordatore diventato uno standard riconosciuto in tutto il mondo, su cui ci sono poche cose da dire, funziona bene e si può reperire usato a basso costo perché ormai è stato sostituito dalla sua nuova versione, il TU-3. Il pedale è stato immesso sul mercato nel 1998 ed è fuori produzione dal 2009.
Una delle sue caratteristiche più interessanti è la possibilità di poter mettere l'output in off quando si accorda la chitarra, così che la gente non senta il suono della chitarra mentre si accorda, che effettivamente è molto brutto.. Vi sono inoltre due possibilità di interfaccia: la prima è quella dedicata alla chitarra e al basso, che mostra il nome e numero della corda che si sta accordando, con possibilità di fare anche il drop-tune, ovvero di accordare tutto il manico un semitono o un tono sotto. La seconda invece è la modalità cromatica, la migliore a mio avviso, che permette di accordare qualunque nota indipendentemente dallo strumento che si sta utilizzando, focalizzandosi unicamente sull'intonazione.
Può essere alimentato tramite batteria interna a 9v oppure tramite alimentatore esterno a 9v con assorbimento a 55 mA. In quest'ultimo caso, oltre ad avere lo spinotto di entrata, ne possiede anche uno di uscita: con un cavo apposito venduto dalla Boss (penso sia una semplice daisy chain come quella degli alimentatori 1Spot e simili) può alimentare altri pedali Boss per un massimo di 200mA totali, quindi anche 2 o 3!
Questo accordatore è presente da molti anni nella mia pedaliera e non mi ha mai dato un problema. Oggi è stato sostituito dalla sua versione aggiornata, il TU-3, che non conosco.. l'unica cosa che posso dire è che con questo mi trovo veramente molto bene!
Voto: 3/5* - Buon fuzz, molto simile ai vecchi modelli russi

Il Bass Big Muff è una delle versioni moderne del pedale fuzz più famoso della Electro-Harmonix, e finalmente posso dire che questa versione è degna di portare il nome "Big Muff"!!
Il suo suono si ispira ai vecchi modelli russi e, al mio orecchio, si avvicina particolarmente a quello del Sovtek Big Muff V8 nero, sebbene il suo colore sia verde: una mossa strategica per ricordare il Sovtek Big Muff V7 C verde militare, prodotto in Russia negli anni Novanta e ancora oggi ricercatissimo. Il fuzz che genera è molto selvaggio e graffiante, anche se devo ammettere che mi piace un po' meno rispetto ai suoi predecessori della Sovtek. Il potenziometro Tone permette di spaziare tra sonorità scure e brillanti, mentre il Sustain dona moltissima distorsione. Sebbene sia stato progettato per basso, suona egregiamente anche con la chitarra ed è alimentabile tramite batteria o alimentatore esterno da 9 V DC.
Il Bass Big Muff possiede un'uscita jack aggiuntiva chiamata Dry Out, che permette di far uscire separatamente il segnale non processato. Possiede inoltre uno switch a tre posizioni: Norm, Bass Boost e Dry. La modalità Norm restituisce il suono del fuzz senza le altre funzioni aggiuntive; la Bass Boost potenzia la risposta dei bassi e, a mio parere, non è un granché. La modalità Dry permette invece di miscelare al fuzz il segnale pulito dello strumento, senza però poter regolare direttamente il volume di quest'ultimo. Il pulito rimane infatti a livello fisso, mentre il potenziometro Volume regola soltanto il livello del fuzz, permettendo di bilanciare l'effetto rispetto al segnale originale. Manca quindi un controllo indipendente del pulito: una soluzione un po' scomoda!!
Le sostanziali differenze dai modelli russi che ho riscontrato sono le seguenti:
- pesa meno ed è molto più compatto;
- è possibile alimentarlo tramite alimentatore esterno;
- il potenziometro dei toni è un po' meno dinamico;
- possiede più medi e meno bassi;
- con la chitarra è un po' più squillante;
- possiede l'uscita Dry Out e lo switch a tre posizioni.
A mio parere il Bass Big Muff è un valido fuzz moderno, economico e performante. Se decidessimo di abbinarlo a un buon equalizzatore, per esempio all'Empress ParaEq oppure al WMD Parametric EQ, il suo suono migliorerebbe ulteriormente, tanto da meritarsi un voto di 4/5*!
Nel 2014 è stata presentata la sua versione più compatta, chiamata Nano Bass Big Muff, che ne riprende il carattere sonoro e mantiene la modalità Dry, ma rinuncia al Bass Boost e all'uscita Dry Out.
Il Bass Big Muff è ideale per chi non vuole spendere troppi soldi e tempo nella ricerca di una delle versioni russe originali fuori produzione. I chitarristi e bassisti che suonano musica alternative saranno attratti da questo suono feroce, che non mancherà di ispirare la loro creatività!
Un aggiornamento sui Big Muff russi: i paragoni presenti in questa recensione si riferiscono ai vecchi modelli Sovtek originali. Nel 2017 Electro-Harmonix ha presentato il Green Russian Big Muff Reissue, la riedizione ufficiale del celebre Big Muff verde russo degli anni Novanta, proposta in un formato molto più compatto. Chi cerca proprio quel suono ha quindi oggi un'altra possibilità, senza dover necessariamente cercare un esemplare vintage. Il Bass Big Muff conserva comunque le sue peculiarità dedicate al basso, come la modalità Dry, il Bass Boost e l'uscita separata per il segnale pulito.
Voto: 3/5* - Buon fuzz molto simile ai vecchi modelli russi

L'Electro-Harmonix Nano Bass Big Muff Pi è la versione compatta del Bass Big Muff, commercializzata nel maggio 2014. Il suono dei due pedali è identico nelle modalità comuni, quindi valgono le stesse considerazioni che ho fatto nell'articolo dedicato al modello più grande.
Il suo suono si ispira ai vecchi modelli russi e, a mio parere, si avvicina particolarmente a quello del Sovtek Big Muff V8 nero. Il colore verde richiama invece il Sovtek Big Muff V7 C verde militare, prodotto in Russia negli anni novanta e molto ricercato: una mossa strategica, secondo me, per ricordare uno dei Big Muff più desiderati!
Il fuzz che genera è molto selvaggio e graffiante, anche se devo ammettere che mi piace un po' meno rispetto ai suoi predecessori della Sovtek. Possiede i tre controlli classici del Big Muff: Volume regola il livello del segnale distorto, Tone permette di passare da sonorità scure e cariche di bassi a timbri più aperti e taglienti, mentre Sustain controlla la quantità di distorsione e il sustain. Di saturazione ce n'è davvero tanta! Sebbene sia stato progettato per basso, suona egregiamente anche con la chitarra. È alimentabile tramite batteria da 9V oppure alimentatore esterno 9V DC con polo negativo centrale.
Per ottenere il massimo da questo pedale bisognerebbe abbinarlo a un buon equalizzatore, per esempio all'Empress ParaEq oppure al WMD Parametric EQ. Con un'equalizzazione più precisa il suono migliora parecchio, tanto da meritarsi, secondo me, il voto 4/5*!
Rispetto ai modelli russi, le principali differenze che riscontro sono le seguenti:
- pesa meno ed è molto più piccolo;
- possiede una presa per l'alimentatore esterno;
- il controllo Tone offre un'escursione timbrica un po' meno ampia;
- all'ascolto presenta più medi e meno bassi;
- con la chitarra risulta un po' più squillante;
- possiede uno switch per aggiungere il segnale pulito al fuzz.
In confronto al Bass Big Muff più grande, il Nano non possiede l'uscita Direct Out, dedicata al segnale pulito, e lo switch frontale è solo a due posizioni: Norm e Dry. Manca quindi la modalità Bass Boost, presente sul modello standard.
In modalità Norm si ascolta soltanto il fuzz, mentre la modalità Dry aggiunge il segnale pulito dello strumento. Il livello del pulito rimane fisso e la manopola Volume regola soltanto il segnale distorto: il bilanciamento si ottiene quindi alzando o abbassando il fuzz rispetto al pulito. Questa funzione è utile soprattutto con il basso, perché permette di conservare la definizione del suono originale anche con molta distorsione. Manca però un controllo indipendente del pulito e, aumentando il fuzz, aumenta anche il volume complessivo. Trovare il giusto equilibrio tra miscela e volume d'uscita può quindi essere un po' scomodo!!
Sinceramente mi piace molto di più il Bass Big Muff, sia per l'estetica sia per le piccole funzionalità in più! Il suono nelle modalità comuni rimane lo stesso: un fuzz graffiante e a tratti ingestibile, dal carattere tipico delle edizioni russe. Consiglio la versione Nano solo in caso di esigenze estreme legate allo spazio ridotto in pedaliera.
Una precisazione sui confronti con i modelli russi: quando ho scritto questa recensione non era ancora uscita la riedizione ufficiale del Big Muff verde degli anni novanta, quindi i paragoni si riferiscono ai vecchi pedali Sovtek originali. Nel 2017 Electro-Harmonix ha introdotto il Green Russian Big Muff Reissue, una riedizione del modello verde in un formato molto più compatto. Chi cerca proprio quel suono ha quindi quello specifico modello da prendere in considerazione, oltre al Nano Bass Big Muff recensito qui.
Voto: 3/5 - Ottimo overdrive ricco di sfumature e opzioni, ma complicato da settare

Il pedale Ibanez TS9DX FLEXI 4x2 Mod è la versione del TS9DX revisionata da Robert Keeley, che ottimizza i suoni delle quattro voci del pedalino Ibanez e lo rende true bypass. E' stato inoltre inserito un Gain Switch per aumentare la potenza del drive e grazie a quest'ultimo il FLEXI moltiplica per due i 4 overdrive già disponibili nel pedale, da qui la sigla 4x2. Ho già espresso la mia perplessità riguardo il dotare di così tante opzioni un unico pedale e fornirlo di potenziometri sensibilissimi, che a un utente medio-principiante risultano dare solo grattacapi per le difficoltà di settaggio.. per approfondire leggi l'articolo riguardante il pedale originale Ibanez TS9DX Turbo Tube Screamer. Molti artisti utilizzano questo pedalino modificato, tra i più famosi ti ricordo Steve Vai e John Petrucci. Anche Paul Gilbert lo ha utilizzato per un breve periodo.
Ho inserito la versione FLEXI del TS9 in pedaliera per un breve periodo sperando di riuscire ad utilizzare meglio il suo overdrive ma l'aumento di opzioni possibili mi ha portato solo a fare più confusione.. Sono infatti tornato "alle origini" ricominciando ad usare gli overdrive della boss che sono semplicissimi da gestire, come ad esempio il Boss SD1 Super Overdrive oppure il Boss OD3 Overdrive.
Voto: 3/5 - Overdrive con molte opzioni ma non per tutti (me per primo)

L'Ibanez TS9DX Turbo Tube Screamer è l'evoluzione del classico TS9, che in più al potenziometro del volume, tono e drive ne aggiunge uno chiamato Mode che agisce sull'aggressività del pedale, permettendo di variare la voce dell'overdrive in 4 diversi suoni, tra cui quello del tube screamer classico. Le possibili scelte del potenziometro Mode sono TS9, +, Hot e Turbo che vanno dalla più lieve alla più aggressiva, questo permette di avere 4 diversi pedali di overdrive in uno!
La mia attenzione finì su questo pedale quando stavo ancora cercando un overdrive adatto al genere che suonavo e avevo le idee un po' confuse. Lo acquistai principalmente per l'ottima fama che aveva ma ben presto mi resi conto che non mi era affine. Uno dei principali motivi che non me lo fanno piacere tutt'ora è legato alla sensibilità del potenziometro del drive che al minimo movimento cambia drasticamente la dinamicità e compressione dell'overdrive, bisogna quindi stare attentissimi a non colpirlo mai per sbaglio. Una seconda cosa invece riguarda la funzione Mode: quando si passa da una voce all'altra è inevitabile dover regolare nuovamente quasi tutti gli altri potenziometri, il cambio di suono deve essere ogni volta gestito da capo per riportare tono e volume ai livelli precendeti. Provai allora a venderlo e ad acquistare la versione modificata da Keeley che migliora un po' la qualità del suono ma questa modifica aggiunge anche ulteriori opzioni quindi la mia scelta finale fu quella di passare prima al Boss OD3 Overdrive e in seguito al Boss SD1 Super Overdrive (che ho sempre utilizzato in casa), perchè sono facilissimi da regolare ed il loro suono non è male.
Non fraintendermi, il TS9DX è un buon pedale, semplicemente non è affine al mio modo di suonare e regolare i suoni. La cosa migliore è andare in un negozio e chiedere di provarlo, per farsi un'idea chiara riguardo a come funziona!
Voto: 3/5 - Ottima distorsione economica high gain
Il Joyo US Dream è considerato a tutti gli effetti la copia economica del pedale Suhr Riot, e effettivamente il suo suono è all'80% identico alla voce centrale del pedale americano, manca però di tutte le sue restanti caratteristiche hardware.
Lo US Dream è un pedale true bypass che fornisce una distorsione high gain molto dinamica, che potrebbe anche essere paragonata a quella del Fulltone OCD, anche se non possiede le armoniche caratteristiche di quest'ultimo.
Questo pedale è ovviamente prodotto in Cina quindi i materiali sono molto economici, la scocca credo non sia nemmeno di metallo, di fatto è un pedale leggerissimo.. Però la sua semplicità di utilizzo, il suo suono e soprattutto il suo rapporto qualità / prezzo (40 euro nuovo) lo rendono un pedale degno di nota!
Io lo utilizzo in casa per avere sempre a disposizione una distorsione "cattiva" quando studio dei nuovi pezzi anche perché il suo suono si adatta molto bene a diversi generi e come funzionamento non dà problemi. Per la sua fascia di prezzo è un pedale ottimo, per questo gli do un buon voto!

Voto: 3/5 - Multieffetto molto completo, datato ma ancora valido
Il multieffetto Line6 POD 2.0, conosciuto anche con il soprannome di "fagiolo", è in produzione da moltissimi anni sebbene la linea POD si sia evoluta drasticamente nel corso del tempo. Viene mantenuto in produzione perchè al tempo della sua uscita fu una grandissima novità e per merito della qualità delle emulazioni, molto studiate e curate, divenne ben presto uno standard anche per gli studi di registrazione. Paragonato ai nuovi POD o ai nuovi emulatori del giorno d'oggi (per esempio il Kemper) il POD 2.0 non regge il confronto, bisogna però dire che alcune delle sue emulazioni di suoni ed effetti rimangono molto caratteristiche, inoltre il suo costo attuale si aggira attorno ai 200 euro nuovo e se confrontato con altri multieffetti di fascia economica sicuramente la sua qualità di costruzione e sonora è sicuramente superiore.
Oltre alle sue caratteristiche funzionali, un altro fattore che me lo fa piacere è la sua finta interfaccia analogica. Il pedale è chiaramente digitale ma è pieno di tasti e manopole, con solo un piccolissimo schermo che indica il numero del preset che siamo utilizzando. Il POD 2.0 può essere utilizzato in diretta nel mixer oppure collegato ad un amplificatore per chitarra, in questo caso bisogna disabilitare l'emulazione della cassa tramite uno switch, in più è completamente controllabile tramite pedaliera midi (funzione esclusa nei pod a fagiolo successivi) oppure tramite una pedaliera apposita della Line 6.
Comprai questo pedale usato qualche anno dopo aver iniziato a suonare la chitarra, così da avere a portata di mano molti effetti e suoni di cui non sapevo nemmeno l'esistenza. Questo mi ha permesso di fare esperienza con riverberi, distorsoni, ampli, delay, flanger, ecc.. capire un po' come funzionavano e se ne facessero per me. Successivamente identificai quali erano gli effetti che mi erano piaciuti e creai la mia prima pedaliera analogica. Come già detto, questo POD contiene alcuni suoni particolari, io personalmente ho adorato l'emulazione del fuzz face, che ho largamente utilizzato nel mio gruppo AMNéSIA e che non sono mai riuscito a riprodurre con un pedale analogico (è veramente un effetto strano).
Tra i suoi più convinti utilizzatori troviamo The Edge, chitarrista degli U2, che ne utilizza ben due in versione rack, in pratica identici alla versione fagiolo.

Voto: 3/5 - Fuzz dal suono unico ma difficile da gestire
Lo ZVEX Woolly Mammoth è uno dei fuzz più caratteristici del marchio americano fondato da Zachary Vex. Il suo circuito riprende l'impostazione del Fuzz Face, ma la rielabora per ottenere un suono molto più aggressivo e meno domabile. È stato progettato soprattutto per il basso elettrico, del quale riesce a mantenere frequenze basse davvero imponenti, ma può essere utilizzato anche con la chitarra.
Possiede quattro controlli, alcuni dei quali piuttosto particolari. Output regola il volume dell'effetto, mentre EQ permette di passare da un suono più scuro e ricco di basse a uno più aperto e tagliente. Con Pinch iniziano le funzioni interessanti: questo potenziometro modifica la simmetria e la larghezza degli impulsi della forma d'onda, cambiando la struttura armonica e il carattere del fuzz. Aumentandolo, il suono diventa più nasale e assume un comportamento sempre più simile a quello di un gate, che silenzia il segnale quando la nota si esaurisce. Infine, Wool regola la quantità di fuzz e lo spessore della nota. Pinch e Wool vanno regolati insieme: il risultato dipende molto dall'equilibrio tra i due.
Il suono del Woolly Mammoth si avvicina davvero molto a quello di un synth: grosso, aggressivo e, con alcuni settaggi, quasi strappato! È proprio questo carattere a renderlo speciale, soprattutto nei riff di basso. Le dimensioni contenute lo rendono pratico da inserire in pedaliera, anche se trovo un po' scomoda la disposizione orizzontale di questo modello, comune a molti dei classici pedali ZVEX. Nulla però impedisce di posizionarlo in verticale... o anche in diagonale! ;)
Il circuito del Mammoth dà il meglio quando riceve direttamente il segnale di uno strumento passivo. Con pickup attivi, preamplificatori attivi o un buffer prima del fuzz, la risposta può cambiare sensibilmente: il suono può diventare più cupo e meno dinamico, e anche il comportamento dei controlli può risultare diverso. Non conta quindi soltanto quanto è forte il segnale, ma anche la sua impedenza. Per questo conviene provarlo all'inizio della catena, prima di buffer e altri effetti attivi. Attenzione anche agli accordatori con bypass bufferizzato: possono influenzarlo pur essendo spenti.
Può essere alimentato con una batteria da 9V oppure, nelle versioni dotate dell'apposita presa, con un alimentatore esterno a 9V DC con negativo centrale. Il consumo del circuito è molto basso: il manuale indica circa 0,4 mA.
La versione classica è dipinta a mano, una delle caratteristiche che contribuiscono al suo prezzo elevato. Esiste però anche il Woolly Mammoth Vexter, con grafica serigrafata e lo stesso circuito, a un prezzo più contenuto. Un'altra possibilità sono i cloni artigianali: il bassista del mio gruppo ABSOLUTE - MUSE Tribute Band ed io ci siamo trovati particolarmente bene con quello realizzato da FT Elettronica.
Il Woolly Mammoth è un pedale stupendo, ma dal suono difficile da inserire in molti contesti musicali. Durante l'utilizzo mi è capitato di avvertire differenze di volume tra una nota e l'altra, un limite che rende meno semplice gestirlo mentre si suona. Per questo consiglio di provare ad abbinarlo a un compressore dopo il fuzz, così da contenere gli sbalzi senza modificare il segnale che entra nel Mammoth. Non è però una soluzione a tutto: se il gate interrompe troppo presto le note, bisogna prima rivedere il settaggio di Pinch e Wool.
Come per il ZVEX Fuzz Factory, bisogna provare molti settaggi prima di trovare quello giusto per il proprio strumento, e serve del tempo per imparare a utilizzarlo al meglio.
Detto questo, il Mammoth è uno dei pedali entrati nella strumentazione di Chris Wolstenholme, bassista dei Muse, e il suo carattere aiuta a capire perché sia così interessante per chi cerca suoni di basso vicini a un sintetizzatore. Il sound di Chris nasce comunque dall'insieme di più effetti e segnali combinati: il Woolly Mammoth è una delle sue componenti. Il mio 3/5 resta quindi legato soprattutto alla difficoltà di gestione e alla versatilità limitata: il suono è unico, ma riuscire a sfruttarlo bene richiede pazienza!