Recensione del pedale ZVEX Woolly Mammoth
Voto: 3/5 - Fuzz dal suono unico ma difficile da gestire
Lo ZVEX Woolly Mammoth è uno dei fuzz più caratteristici del marchio americano fondato da Zachary Vex. Il suo circuito riprende l'impostazione del Fuzz Face, ma la rielabora per ottenere un suono molto più aggressivo e meno domabile. È stato progettato soprattutto per il basso elettrico, del quale riesce a mantenere frequenze basse davvero imponenti, ma può essere utilizzato anche con la chitarra.
Possiede quattro controlli, alcuni dei quali piuttosto particolari. Output regola il volume dell'effetto, mentre EQ permette di passare da un suono più scuro e ricco di basse a uno più aperto e tagliente. Con Pinch iniziano le funzioni interessanti: questo potenziometro modifica la simmetria e la larghezza degli impulsi della forma d'onda, cambiando la struttura armonica e il carattere del fuzz. Aumentandolo, il suono diventa più nasale e assume un comportamento sempre più simile a quello di un gate, che silenzia il segnale quando la nota si esaurisce. Infine, Wool regola la quantità di fuzz e lo spessore della nota. Pinch e Wool vanno regolati insieme: il risultato dipende molto dall'equilibrio tra i due.
Il suono del Woolly Mammoth si avvicina davvero molto a quello di un synth: grosso, aggressivo e, con alcuni settaggi, quasi strappato! È proprio questo carattere a renderlo speciale, soprattutto nei riff di basso. Le dimensioni contenute lo rendono pratico da inserire in pedaliera, anche se trovo un po' scomoda la disposizione orizzontale di questo modello, comune a molti dei classici pedali ZVEX. Nulla però impedisce di posizionarlo in verticale... o anche in diagonale! ;)
Il circuito del Mammoth dà il meglio quando riceve direttamente il segnale di uno strumento passivo. Con pickup attivi, preamplificatori attivi o un buffer prima del fuzz, la risposta può cambiare sensibilmente: il suono può diventare più cupo e meno dinamico, e anche il comportamento dei controlli può risultare diverso. Non conta quindi soltanto quanto è forte il segnale, ma anche la sua impedenza. Per questo conviene provarlo all'inizio della catena, prima di buffer e altri effetti attivi. Attenzione anche agli accordatori con bypass bufferizzato: possono influenzarlo pur essendo spenti.
Può essere alimentato con una batteria da 9V oppure, nelle versioni dotate dell'apposita presa, con un alimentatore esterno a 9V DC con negativo centrale. Il consumo del circuito è molto basso: il manuale indica circa 0,4 mA.
La versione classica è dipinta a mano, una delle caratteristiche che contribuiscono al suo prezzo elevato. Esiste però anche il Woolly Mammoth Vexter, con grafica serigrafata e lo stesso circuito, a un prezzo più contenuto. Un'altra possibilità sono i cloni artigianali: il bassista del mio gruppo ABSOLUTE - MUSE Tribute Band ed io ci siamo trovati particolarmente bene con quello realizzato da FT Elettronica.
Il Woolly Mammoth è un pedale stupendo, ma dal suono difficile da inserire in molti contesti musicali. Durante l'utilizzo mi è capitato di avvertire differenze di volume tra una nota e l'altra, un limite che rende meno semplice gestirlo mentre si suona. Per questo consiglio di provare ad abbinarlo a un compressore dopo il fuzz, così da contenere gli sbalzi senza modificare il segnale che entra nel Mammoth. Non è però una soluzione a tutto: se il gate interrompe troppo presto le note, bisogna prima rivedere il settaggio di Pinch e Wool.
Come per il ZVEX Fuzz Factory, bisogna provare molti settaggi prima di trovare quello giusto per il proprio strumento, e serve del tempo per imparare a utilizzarlo al meglio.
Detto questo, il Mammoth è uno dei pedali entrati nella strumentazione di Chris Wolstenholme, bassista dei Muse, e il suo carattere aiuta a capire perché sia così interessante per chi cerca suoni di basso vicini a un sintetizzatore. Il sound di Chris nasce comunque dall'insieme di più effetti e segnali combinati: il Woolly Mammoth è una delle sue componenti. Il mio 3/5 resta quindi legato soprattutto alla difficoltà di gestione e alla versatilità limitata: il suono è unico, ma riuscire a sfruttarlo bene richiede pazienza!
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